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Dicono di noi

Guida Gastronomica “Gambero Rosso”

Edizione 2009 assegnazione dei 2 gamberi
“… Roberto e Alessandra hanno due grandi passioni: la cucina e la propria terra. Alla Campanara non sarete clienti, ma ospiti in casa di vecchi conoscenti….”

Edizione 2011
“…in cucina Alessandra Bazzocchi ha le idee chiare. Le materie prime e le ricette pensate per questo locale sono quelle giuste per raccontare al meglio la storia della cucina di un territorio a confine tra Romagna e Toscana e dunque fatta di contaminazioni reciproche…”

Guida gastronomica “Osterie d’Italia” edito da Slow Food

Edizione 2009
“…Prodotti di qualità, fornitori della zona e della vicina Toscana, stagionalità delle proposte gastronomiche: questi gli elementi che hanno decretato in breve tempo il successo del locale, uniti all’abilità di Alessandra e alla cordialità di Roberto…”

Edizione 2010
Chiocciola Slow Food!!!
L’ambito riconoscimento assegnato ai locali che piacciono in modo speciale per l’ambiente, la cucina, l’accoglienza in sintonia con lo Slow Food.

Edizione 2011
“…L’osteria è un luogo suggestivo voluto da Roberto e Alessandra, i quali grazie a un accurato restauro, hanno vestito di charme e familiarità la settecentesca canonica annessa alla chiesa cinquecentesca di Santa Maria dei Miracoli. Le tre piccole sale sono intime e accoglienti. Un caminetto in pietra locale riscalda l’ambiente, in estate si può cenare all’aperto e godere dell’atmosfera di un antico borgo. Stagionalità e freschezza caratterizzano i prodotti della cucina, selezionati tra alcuni piccoli produttori dell’appennino tosco romagnolo. Protagonisti i presidi Slow Food di cui la carta è ricca…”

 

Guida gastronomica “L’espresso” punteggio 12,50
Edizione 2011
“…

Guida gastronomica “Delicatessen”
Edizione 2011
Vedi file allegato

 

FORLI’ IN MAGAZINE
Agosto 2010 di Roberto Zoli
http://www.inmagazine.it/forli-in/forli-in-magazine-042010/


Osti per passione
“…Stregati da Slow Food, conquistati dall’austera eleganza di un’antica canonica, in gran parte diroccata, sufficientemente incoscienti da cimentarsi in un’attività loro sconosciuta, ma sorretti da quella passione incrollabile che sta sempre alla base delle imprese di successo, sei anni fa, Roberto e Alessandra, hanno maturato una decisione. Aprire un’osteria nel rispetto assoluto della gastronomica teorizzata dal movimento a cui si ispirano.
Il locale, oggi, ha un’anima, è grazioso e filosofia
accogliente, frutto di un paziente lavoro di restauro eseguito con materiali d’epoca per mantenerne intatta l’architettura della canonica. Un’operazione condotta con la cura e la passione che caratterizzano chi ha in mente un progetto e non rinuncia al risultato, anche a prezzo di sacrifici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. La vecchia struttura che si ergeva accanto alla chiesa di Pianetto, frazione di Galeata, comune dell’entroterra forlivese, oggi è una piccola, ma rinomata osteria…”


Poi arriva la RAI
Prova del Cuoco Campioni del “Campanile italiano” 2010

rai

 

Resto del Carlino
29 maggio 2010 di Oscar Bandini

 

Medaglia d’oro alla Campanara
Primo posto alla “Prova del Cuoco” per l’osteria di Pianetto
“L’osteria La Campanara di Pianetto di Galeata ha vinto la finalissima alla Prova del Cuoco, la nota trasmissione di cultura gastronomica trasmessa su RAI 1. L’ultima sfida con un’osteria de L’Aquila è stata molto dura…”siamo partiti con entusiasmo e curiosità- ci dicono Alessandra e Roberto osti per passione- sicuri di tornare subito a casa. Invece piano piano, settimana dopo settimana siamo riusciti a portare la coppa in Romagna. Di questo iamo veramente orgogliosi perché è la prima volta che questo ambito trofeo viene vinto  da un ristorante romagnolo… abbiamo portato i prodotti di un territorio meraviglioso, dal Raviggiolo alla bovina Romagnola, alla pera Cocomerina…Tutto è avvenuto spontaneamente senza stress, ora ritorniamo a Pianetto più contenti e sicuri di aver dato una mano alla valorizzazione della Romagna toscana”.
Fin qui la bella favola romana che però è il frutto di un duro e costante lavoro che ha portato a mettere a frutto la passione per il cibo. Lei maestra lui geometra si sono incontrati e, dopo la scintilla d’amore, è scattata quella di mettersi in proprio. La scelta del locale di Pianetto all’ombra del campanile dell’architetto fiorentino Bartolomeo Ammannati non è casuale. Pianetto non è solo la frazione principale di Galeata, ma un vero gioiello architettonico e artistico…Aiutati da uno staff affiatato, la magia dei luoghi, la naturale simpatia di Roberto e soprattutto la voglia di Alessandra di riproporre i piatti della cucina romagnola appenninica hanno fatto il resto. Slow Food si è accorta di loro e “La Campanara” è finita sulla guida nazionale delle “Osterie d’Italia”. Ma i due hanno già progettato l’allargamento dell’attività con la nascita di una locanda dove fermarsi a dormire…”

Lettera figlia Secondo Casadei

Lettera Accademia della cucina

Dal libro degli ospiti de “La Campanara”


Diciamo di noi
Alessandra e Roberto giocano ad intervistarsi reciprocamente senza sapere che cosa risponderà l’altro

1° domanda “Il complimento più bello, quello che ti ha gratificato di più
Ale: quando un ospite mi dice che si è sentito come a casa propria”
Robi:quando mi dicono “mi sono sentito a casa mia e mi ricordo i sapori dei piatti che faceva la mia nonna”.
2° domanda “L’emozione più grande da quando è nata l’osteria”
Ale: al Salone del Gusto di Torino quando abbiamo comprato la guida “Osterie d’Italia” e non sapevamo se ci avessero inserito; non avevo il coraggio di scorrere le pagine dedicate all’Emilia Romagna fino alla lettera G di Galeata. Poi un tuffo al cuore! La Campanara era entrata in guida, C’eravamo, proprio come avevamo sognato!
Robi: l’assegnazione della chiocciola Slow Food a Roma, in Campidoglio.

3° domanda L’esperienza più esaltante?”
Ale: L’anno scorso, la settimana in cui tutto lo staff è volato in Sicilia a cucinare. Gli amici di Trapani e le serate all’agriturismo Vultaggio sono indimenticabili!
Robi: sono due. “La prova del cuoco” in Rai e la settimana  in cui abbiamo cucinato a Torino per Eataly e Fontanafredda.

4° domanda “qualcosa che non rifaresti, che ti ha deluso”
Ale: nulla, ogni passo è stato positivo.
Robi: niente, rifarei tutto

5° domanda” Fai un bilancio di questi primi sei anni “vissuti pericolosamente”
Ale: sei anni, che dire? Fantastici, ricchi di soddisfazioni. Ho conosciuto persone straordinarie, amici cari. A cinquant’anni credo di avere imparato che le persone e gli affetti veri valgono più di ogni altra cosa materiale.
Non vedo l’ora che sia pronta la locanda; sono pronta a ripartire per una nuova avventura.
Robi: sono stati sei anni straordinari, con qualche momento di crisi che per fortuna non ha mai coinciso con i momenti di crisi di Ale.

La cucina per Alessandra
Il mio “addestramento” a tirare la sfoglia ebbe inizio a sei o sette anni; colei che se ne fece carico fu la nonna Gina.
La Gina era una donnina  bassa di statura ma di buona tempra. Il nonno Quinto aveva tagliato i quattro piedi a cipolla del tavolo di cucina in modo che la Gina potesse tirare la sfoglia senza troppa fatica. Io a fianco a lei, sul mio panchettino di legno cominciai a ricevere i primi rudimenti; la chiusura dei cappelletti, fu la prima conquista vera : si devono chiudere bene e in fretta seno si asciuga la sfoglia.! Piu facile a dirse che a farsi.
Poi le prime sfoglie, piccole come me e le  raccomandazioni di sempre. “ La sfoglia deve essere tonda e senza buchi ! Il buco , del disonore è considerato assai poco onorevole per un abile azdora romagnola.
Il ricordo è indelebile : nel tempo in cui la nonna metteva a bollire l’acqua per la pasta tirava tre uova di sfoglia. Il ragu’ se ne stava pazientemente a sobbollire per ore in un tegame di smalto bianco sul fornello a bombola.
Il pomeriggio dopo i compiti i giochi di cucina.! Oggi facciamo il croccante. Il croccante non lo si faceva certo con le mandorle. E chi le aveva!  La Gina aveva un albicocco piantato nel piccolo cortile, sul retro della “ casa popolare “ di via Fausto Anderlini “ che forniva i preziosi semi che finivano nel croccante. Io ero proposta all’essiccamento dei noccioli al sole dell’estate e poi io li schiacciavo e tutto era pronto. Un velo di olio sul piano di marmo della cucina e quel profumo di zucchero caramellato che faceva pregustare la ghiotta merenda.
Ricordi di profumi indelebili sotto agli sguardi ammiccanti e pacifici della nonna che, non amava definirsi una brava cuoca bensì “ una cuoca da battaglia”. Forse era vero : di certo combatteva le sue battaglie quotidianamente cercando di preparare cose buone con un bagget di spesa assai limitato. Nella tasca del grembiale di cucina a fiori sempre un crostello di pane che sbocconcellava di tanto in tanto.
Il pane : alimento prezioso per chi come lei di guerre ne aveva viste e aveva conosciuto la fame, quella vera. Non le ho mai visto buttar via un tozzo di pane. Il pane prendeva semplicemente altre forme. Uno dei suoi cavalli di battaglia era il pancotto, in buona compagnia di polpette, polpettoni, passatelli e via dicendo. In giovane età non mi sono resa conto di quanto avessi profondamente assorbito un prezioso patrimonio di conoscenze e di procedure nel “ far da mangiare”, come si dice in Romagna. Quanto è nata l’osteria il primo desiderio è stato quello di ritrovare quei profumi e quei sapori che mi avevano accompagnato nell’infanzia e nell’adolescenza non tanto per futuri avventori dell’osteria, piuttosto per me stessa. Mi fa stare profondamente bene cucinare e riuscire a ritrovare quell’alchimia di profumi e di sapori che non ho dimenticato.
Un grazie alla nonna Gina e uno a Roby per aver creduto fermamente che una maestra potesse diventare anche una cuoca.